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27 novembre 2008

Le trasmissioni riprenderanno...forse




permalink | inviato da larabafenice il 27/11/2008 alle 20:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

12 ottobre 2008

Ricordiamolo così



Jörg Haider + 11 ottobre 2008


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permalink | inviato da larabafenice il 12/10/2008 alle 19:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

11 ottobre 2008

Copertina de "L'internazionale"

Non è splendida?



L'Arabafenice tornerà presto




permalink | inviato da larabafenice il 11/10/2008 alle 22:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

14 settembre 2008

Un giorno perfetto

In un giorno perfetto non ci sono omosessuali che muoiono mentre cenano o che sono stati perseguitati dai nazisti o che vengono investiti da un'auto o che pranzano e schiamazzano su un terrazzo vicino al gasometro di Roma o che bollono in un bagno turco, no, questa volta Ferzan Ozpetek finalmente prende di mira gli eterosessuali con una storia che è una vera mazzata sugli zebedei.

Emma, interpretata da una Isabella Ferrari appositamente imbruttita, si è separata dal marito psicopatico, Valerio Mastranderea, con il quale ha due figli: uno un po' guercio, grassottello che si fa la pipì a letto e che di nome fa "Kevin" ed una adolescente scassapalle che la contesta continuamente.
Tutto ciò sarebbe già sufficiente a descrivere una situazione un tantino pesante ma non c'è mai limite al peggio: Emma lavora come precaria in un call center, non le viene rinnovato il contratto e riesce anche a dispiacersene.

Per non farci mancare nulla c'è anche un deputato che sta per essere condannato in via definitiva da una sentenza in Cassazione e trombato dal suo partito, per paura di finire al gabbio implora aiuto durante una patetica conversazione telefonica con un invisibile "Presidente" del suo partito che non si vede mai ma ha assistenti molto gnocche e riunisce i suoi fedelissimi in un'elegante e sontuosa residenza romana.
Il deputato ha un figlio contestatore un po' frikkettone, dipinge quadri anzichè studiare legge, prende un 20 dalla moglie di Fantozzi e ha buone probabilità di fregare al padre la giovane moglie.
Per quel fetente di Ozpetek, evidentemente, non bastava fornire elementi sulla sua appartenenza al Pdl ma doveva anche renderlo quasi cornuto per mano del figlio di sinistra.


Mastrandrea di mestiere fa il poliziotto e gira armato, è matto da legare, non si rassegna alla separazione dalla moglie e al fatto che lei gli preferisca altri uomini, la perseguita, la molesta e alla fine ammazza i figli e se stesso.

A questo punto potremmo mettere la parola "fine" alla storia ma non possiamo fare a meno di chiederci: come avrà fatto Ozpetek a girare un film senza Serra Yilmaz che frigge le polpette, che rassetta la casa o che cucina per una mandria di persone sguaiate? Nessun problema, in questo film le fa fare la gelataia.
Fine
(finalmente)

22 agosto 2008

Un capolavoro!

Non è mia abitudine scrivere o pubblicare post su argomenti autoreferenziali, anzi, è una cosa che detesto ma questa volta mi concedo una licenza.

Oggi è il mio compleanno, per soli 365 giorni sarò ancora negli "enta" e questa è la torta che Isabel, la moglie di mio padre, mi ha preparato per domani.

Mia madre, invece, mi ha regalato il primo dvd di Remì, ricordandomi che da piccola, quando ogni altra bambina avrebbe voluto fare la maestra, la ballerina, la sciampista o prendere due lauree io volevo invece fare il "comico viaggiante", come il piccolo Remì...col senno di poi sarebbe stato molto meglio.

Hasta siempre!





p.s. si prenotano quelle con foto di Veltroni, Brunetta e Chiamparino




permalink | inviato da larabafenice il 22/8/2008 alle 23:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa

19 agosto 2008

Le lacune del libro verde sul lavoro

Di Luciano Gallino

Il modello per l lavoro è sempre più chiaro: arbitrio per il padrone, e salario sempre più basso. In una parola: il lavoro ridiventa servile. La Repubblica, 14 agosto 2008

A fine luglio il ministero del Lavoro ha diffuso un Libro Verde (LV) sul modello sociale, titolo La vita buona nella società attiva. In esso vengono delineate le politiche che il ministero intende perseguire relativamente a mercato del lavoro, previdenza e sanità. Una consultazione pubblica sulle questioni sollevate dal LV resterà aperta per tre mesi. Dopodiché le principali opzioni politiche che emergeranno da tale consultazione saranno sintetizzate in un Libro Bianco (LB) che servirà di base alle proposte che il Governo formulerà per l´intera legislatura.

La maggior parte delle 22 pagine del LV sono dedicate a questioni, anche molto tecniche, attinenti alla sanità. Per ragioni di competenza, su questo tema mi limiterò a rilevare verso la fine un´omissione che mi pare di peso, per soffermarmi invece sui temi pensioni e lavoro. Nel LV, sebbene siano sparsi in vari box e passi isolati, essi formano un quadro organico che lascia intravedere chiaramente le politiche che il ministero conta di adottare.

Quali esse siano in ordine alle pensioni si può desumerlo dalla prima pagina del LV. La composizione della nostra spesa sociale sarebbe "manifestamente squilibrata in favore della spesa pensionistica". Segue tabella in cui detta spesa appare superiore dal 2005 al 2020, come percentuale del Pil, di almeno tre punti e mezzo a confronto della Ue a 15. Il 14% e passa contro il 10,5%. Un´enormità, corrispondente a oltre 50 miliardi di euro di spesa in più. Se non fosse che ancora una volta si confrontano qui, in gergo statistico, cavalli e mele. Nella tabella citata, come in dozzine di altre fatte circolare in questi anni, la spesa pensionistica italiana appare superiore alla media Ue per tre motivi. In primo luogo si prende a riferimento la spesa totale dell´Inps, anziché la spesa per le pensioni pubbliche in senso stretto. In realtà la spesa totale è gonfiata da interventi assistenziali per decine di miliardi che sono stati accollati a un ente previdenziale come l´Inps, per cui diventano "pensioni". Per contro in altri paesi lo stato provvede ad esse, quando lo fa, usando voci diverse del pubblico bilancio. Al netto delle spese assistenziali la spesa per le pensioni pubbliche erogate dall´Inps e altri enti costituiva nel 2005 non il 14, bensì l´11,7% del Pil.

In secondo luogo la spesa pensionistica italiana è gravata dai passivi derivanti dall´avere usato per decenni i pensionamenti anticipati come ammortizzatori sociali. Queste spese spariranno con il tempo, ma per ora i passivi dei fondi trasporti, elettrici, telefonici, dirigenti d´azienda, cui vanno aggiunti quelli dei coltivatori diretti, pesano in totale per almeno un altro punto percentuale. In terzo luogo, le nostre pensioni figurano come voce di spesa al lordo dell´imposta sui redditi, mentre grandi paesi come la Germania le versano al netto, con limitate eccezioni per le pensioni più elevate. Ciò significa che i pensionati italiani restituiscono allo stato intorno ai 28-30 miliardi di euro l´anno, circa due punti di Pil, mentre quelli tedeschi e altri non restituiscono quasi nulla. A conti fatti, i nostri pensionati forniscono un sostegno significativo al bilancio pubblico.

L´uso improprio dei dati apre la porta nel LV a ricette già viste per una politica della previdenza. Anzitutto si dice che i coefficienti previsti dalla legge Dini, applicando i quali si stabilisce di quanto la pensione sarà ridotta rispetto alla retribuzione – coefficienti il cui metodo di calcolo rimane misterioso – saranno probabilmente insufficienti; in chiaro, dovranno forse essere ulteriormente appesantiti. Poi l´età minima della pensione dovrebbe salire al disopra del limite già previsto dei 62 anni (ma è solo un´idea, ha precisato il ministro). Infine si afferma che occorre una maggior diffusione della previdenza complementare. Sembra qui che i collaboratori del LV non sapessero in quali condizioni versano oggi i fondi pensione britannici e americani, non solo a causa della crisi del sistema finanziario.

Quanto alle politiche del lavoro delineate nel LV, esse paiono ispirate in generale dal criterio di proseguire con la de-regolazione dei rapporti di lavoro, ovvero con una maggior dose di flessibilità; nonché, più specificamente, dalle riforme operate in Germania nel decorso decennio mediante le leggi Hartz. Alla base di tali leggi v´è il concetto di responsabilità e attivazione personale. Esso significa che chi ha perso il lavoro, o stenta a trovarlo, oppure ne vorrebbe uno migliore, deve sentirsi responsabile della sua situazione e darsi da fare, ossia attivarsi, per migliorarla. Solo a tale condizione sarà "preso in carica" dalla collettività, formata da una molteplicità di attori pubblici e privati, che provvederà a trovargli una occasione congrua di lavoro e/o un percorso formativo di qualificazione professionale. Il concetto è ripreso tal quale dal LV, incluse le conseguenze per chi devia dal retto cammino. Se non si comporta in modo sufficientemente responsabile e attivo, magari perché l´occasione di lavoro non gli sembra "congrua", o il "percorso formativo" poco adatto, sarà sanzionato con la decadenza dalla indennità di disoccupazione o altri benefici. Poste simili basi, il LV conclude chiedendosi se non esistano le premesse per "un rinnovato clima di fiducia e complicità tra capitale e lavoro che consenta di cementare… una alleanza strategica tra gli imprenditori e i loro collaboratori".

In Germania si moltiplicano intanto i rapporti di ricerca sui risultati delle citate riforme. Se si tolgono quelli di enti troppo interessati a mostrare che tutto va bene – tipo la Bundesbank o l´Agenzia federale per il lavoro – le conclusioni sono unanimi. Le riforme hanno esercitato una pressione efficace al fine di tener bassi i salari. Han così giovato alle esportazioni, ma hanno anche seriamente limitato i consumi delle famiglie. Sono stati creati milioni di cosiddetti minijobs, posti di lavoro da 15 ore la settimana e non più di 400 euro al mese. E´ notevolmente cresciuta la precarietà. I lavoratori poveri sono saliti al 22% degli occupati. Le riforme non hanno invece accresciuto per niente il volume totale di ore effettivamente lavorate. Tra il 1991 e il 2006 esse sono anzi diminuite di quasi quattro miliardi. Se questi sono i risultati di riforme fondate su maggior flessibilità, responsabilità e attivazione personale, non pare il caso di imitarle come fa il LV. E fanno nascere seri dubbi circa la proposta di fondare su di esse un clima di fiducia e complicità tra capitale e lavoro.

Del LV vanno segnalate infine due omissioni. Anzitutto nel testo, seppur così largamente dedicato alla sanità, gli incidenti sul lavoro sono menzionati solo una volta. Meglio di niente. Non compaiono invece per nulla le morti correlate a malattie professionali. L´Organizzazione Internazionale del Lavoro stima che esse siano almeno quattro volte superiori alle morti per incidenti, e siano in aumento anche nei nostri paesi per diversi motivi. E´ sperabile che nel transito dal LV al Libro Bianco il ministero trovi modo di inserire anche tale questione.

Dubito invece che ad un´altra omissione si trovi rimedio. Il LV non prova nemmeno ad abbozzare un´indagine delle cause globali che hanno generato i problemi di cui tratta, a partire dalle condizioni di lavoro e della salute collettiva. Si possono compendiare in una sola: l´enorme disuguaglianza di reddito e di ricchezza che si è prodotta negli ultimi decenni, nel nostro come in altri paesi. E´ da questa che si dovrebbe partire per rivedere il modello sociale.


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17 agosto 2008

Un bel lavoro: a Torino dal 4 al 6 settembre


Purtroppo io mi perderò questa iniziativa poichè sarò all'Isola d'Elba a dichiararare la dittatura del proletariato con Guerrino ma voglio segnalare un'iniziativa che mi sembra interessante. Per ulteriori informazioni leggete qui.

VI Forum "L'impresa di un'economia Diversa"

Sbilanciamoci! organizza a Mirafiori il suo Forum annuale, quest'anno dedicato al lavoro
Si terrà dal 4 al 6 settembre prossimi, a Torino, quartiere Mirafiori Nord, il forum annuale della campagna Sbilanciamoci! L’impresa di un’economia diversa giunto ormai alla sua sesta edizione.
Un bel lavoro è il titolo del forum di quest'anno. Dopo il drammatico aumento della precarietà e degli incidenti sul lavoro, Sbilanciamoci dedica il forum di quest'anno ai temi del lavoro e della sostenibilità di un modello di sviluppo fondato sull'automobile e la grande fabbrica che ha avuto nella città di Torino la sua massima espressione.
Mirafiori come simbolo di un modello industriale che ha caratterizzato un certo sviluppo economico del dopoguerra; Torino come la città delle grandi fabbriche per antonomasia e dei recenti incidenti sul lavoro, città si presta a una riflessione sul sistema delle imprese, modello di sviluppo e mondo del lavoro, temi che da anni sono al centro dell'impegno della campagna Sbilanciamoci.
Il forum di quest'anno -che si tiene alla Cascina Rocca Franca - prevede la presenza di oltre 50 relatori italiani e stranieri che interverranno in sei sessioni plenarie eotto gruppi di lavoro tematici. Una sessione di quest'anno - dedicata al tema delle “nuove solidarietà” - viene organizzata in collaborazione con FIOM e FIM e prevede la partecipazione di delegati sindacali dal Brasile, dalla Serbia, dalla Turchia, dalla Polonia: laddove i temi della delocalizzazione della produzione e delle politiche delle multinazionali, e i diritti dei lavoratori si intrecciano con quello delle popolazioni e dei territori oggetto delle nuove politiche di sviluppo industriale e delle politiche neoliberiste.


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3 agosto 2008

Contratto a causa mista?




Alba, 3 agosto 2008




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1 agosto 2008

Il comma 22 del dipendente

Di Luciano Gallino

Il secondo principio della politica di Berlusconi: oltre alla privatizzazione dei beni comuni, il disprezzo per i diritti del lavoro. La Repubblica, 28 luglio 2008

Quando un governo è intimamente orientato da idee di destra, quale che sia la sua auto-etichettatura politica, in tema di politiche rivolte a peggiorare le condizioni di lavoro ci si può aspettare veramente di tutto.

In Francia sono state appena eliminate di fatto le 35 ore introdotte dieci anni fa dal governo socialista di Jospin come orario normale ed effettivo del lavoro settimanale. I governi Blair e Brown hanno fatto di tutto – riuscendoci, alla fine, pochi mesi fa – per far approvare dai ministri degli Affari sociali europei una norma che permette alle imprese di costringere i lavoratori a seguire orari compresi tra le 60 e le 78 ore la settimana. L’ultima trovata del governo Berlusconi batte però ogni precedente, quanto a disprezzo per le persone che si guadagnano da vivere alle dipendenze di un’impresa e adozione esplicita di misure che tolgono ad esse ogni possibilità di difesa, mentre introducono tra i lavoratori stessi forme clamorose di ingiustizia sociale.

Il nocciolo della trovata è noto. Finora un lavoratore titolare di un contratto a termine, come dipendente effettivo o come finto autonomo (è il caso dei lavoratori a progetto), il quale riteneva che il contratto medesimo fosse viziato da qualche irregolarità poteva far ricorso al giudice del lavoro. Se quest’ultimo stabiliva che il contratto era effettivamente irregolare, una condizione che sicuramente sussiste, tra gli altri, proprio per decine di migliaia di lavoratori a progetto, poteva imporre all’impresa di trasformare il rapporto di lavoro precario in un contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Ora non più. Il governo intende togliere al giudice simile facoltà. Salvo ripensamenti dell’ultima ora, un emendamento della finanziaria stabilisce infatti che l’impresa colta in fallo è tenuta al massimo a versare al soggetto alcune mensilità di stipendio, a titolo di indennizzo. Né ha l’obbligo di rinnovare almeno il contratto a termine. Le conseguenze a carico dei lavoratori interessati sarebbero esilaranti come il famoso Comma 22 (se vuoi essere esonerato dalle missioni pericolose devi essere dichiarato pazzo, ma nessuno può essere dichiarato tale se chiede l’esonero) se non fossero drammatiche.

Anziché passare da una condizione di precarietà lavorativa ed esistenziale alla modesta sicurezza che offre oggi un contratto a tempo indeterminato, la persona che protesta per le irregolarità che subisce rischia di perdere pure il contratto a termine.

Da parte loro le imprese non tarderanno ad approfittare della nuova normativa. Dinanzi alla prospettiva di perdere anche il posto da precario, pochi lavoratori oseranno rivolgersi al giudice, reso ormai impotente dal nuovo dispositivo. Territori sterminati si aprono quindi per la moltiplicazione dei contratti a termine, quasi non bastassero quelli che già impoveriscono la vita di alcuni milioni di persone. Intanto si inasprirà il conflitto tra chi ha un lavoro stabile, e teme sopra ogni altra cosa di finire catapultato nella massa di coloro che per decenni un lavoro stabile non sanno nemmeno che cosa sia.

Si dice che la trovata di togliere potere ai giudici del lavoro, annerendo al tempo stesso le prospettive di lavoro e di vita di tanti precari, sia motivata dal fatto che migliaia di lavoratori delle Poste che hanno un contratto a termine hanno fatto causa all’azienda. Se il motivo fosse davvero questo, la trovata in parola non solo apparirebbe ancora più meschina di quanto già non sia. Sarebbe anche rivelatrice di che cosa debbono attendersi i lavoratori italiani per quanto riguarda le intenzioni già annunciate dal governo di procedere a ulteriori riforme del mercato del lavoro. Si parte da situazioni specifiche, che magari fanno problema ma richiederebbero soluzioni altrettanto specifiche, per ridurre all’impotenza e al silenzio la massa dei lavoratori dipendenti. 


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16 luglio 2008

Break musicale

Caparezza, "Vieni a ballare in Puglia "


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