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2 maggio 2008

La classe operaia va all'inferno



Da questa settimana è possibile acquistare in edicola un documentario in dvd della regista Simona Ercolani sulla tragedia della Thyssen Krupp.

Mentre la sinistra italiana trascorre il primo maggio tra insulti e accuse sulla débâcle elettorale, apprestandosi a risorgere con falce e martello tra i denti e il governo ombra di Veltroni promette una strenua opposizione ma anche dialogo sulle riforme, tre persone al giorno muoiono in questo Paese nei posti di lavoro.

A pensarci bene è un po' come una roulette russa, tutti i giorni più di 25 milioni di abitanti in Italia vanno a guadagnarsi da vivere, di questi almeno tre non faranno ritorno a casa ma nessuno sa chi saranno, potrebbe essere un amico, un congiunto, quello che si siede vicino a noi sulla metropolitana o sull'autobus.  Toccatevi pure gli zebedei ma la realtà è proprio questa.

Nel vedere questo documentario però ci si accorge chiaramente che nulla di tutto quello che è avvenuto è stato casuale e che questi operai erano da tempo "morti che camminano", spegnavano settimanalmente incendi lungo la linea di produzione con mezzi inadeguati e mal funzionanti.

Vittime sicuramente di quello che noi definiamo "precarietà", della corsa ai profitti e del menefreghismo dei padroni ma forse anche dell'indifferenza ormai politicamente e umanamente trasversale. Siamo abituati a vedere in prima serata donne squartate, violentate, bambini segregati nelle cantine, quanto ci può ancora colpire qualcuno che ci racconta di una vita lavorativa infernale? Eppure questi operai avranno ben avuto amici, famiglia, una rete di relazioni, qualcuno con cui avranno parlato ma temo che la reazione sia stata quella di sentirsi dire che "di problemi ne abbiamo tutti, chi più, chi meno"....

Al di là delle gravi (ir)responsabilità  imprenditoriali  mi sembra che forse sia  necessario fare i conti con un tessuto sociale ormai povero e fatto di rapporti che si basano anche inconsapevolmente su uno scambio di tipo materiale, con una nostra incapacità sempre maggiore nel vedere i problemi dalla prospettiva di qualcun'altro.

Penso che la sinistra dovrebbe ripartire dalla ricostruzione di questi rapporti e da una rete gratuita che preveda lo scambio di conoscenze e competenze, non è necessario immolarsi al volontariato organizzato ma basterebbe tenere un atteggiamento "anticompetitivo" nella nostra quotidianità, per questo la teoria economica della decrescita, anche se per alcuni versi ancora molto grezza, contiene elementi veramente rivoluzionari.

Per tornare al nostro documentario credo sarebbe bene acquistarlo o scambiarselo perchè fa parte della nostra memoria, perchè è un buon prodotto non privo di qualche astuzia nel montaggio e perchè la fisicità e il modo di parlare di questi operai stride molto con l'understatement sabaudo.

L'intervista finale alla sorella di una delle vittime ricorda veramente il film Dead man walking, quando il padre della ragazza violentata e uccisa da Sean Penn guarda da lontano il funerale dell'assassino condannato a morte e dice a Susan Sarandon di aver sempre una grande rabbia dentro "nonostante giustizia sia stata fatta".
Anche per la vicenda Thyssen quando la giustizia avrà fatto il suo corso, chissà quando e come, non ci sarà contrappeso alla devastazione che la morte di questi "sommersi"  ha prodotto nei "salvati".

I dettagli del documentario:
Simona Ercolani, "La classe operaia va all'inferno", Edizioni La Repubblica - L'Espresso,
Euro 9,50

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