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14 settembre 2008

Un giorno perfetto

In un giorno perfetto non ci sono omosessuali che muoiono mentre cenano o che sono stati perseguitati dai nazisti o che vengono investiti da un'auto o che pranzano e schiamazzano su un terrazzo vicino al gasometro di Roma o che bollono in un bagno turco, no, questa volta Ferzan Ozpetek finalmente prende di mira gli eterosessuali con una storia che è una vera mazzata sugli zebedei.

Emma, interpretata da una Isabella Ferrari appositamente imbruttita, si è separata dal marito psicopatico, Valerio Mastranderea, con il quale ha due figli: uno un po' guercio, grassottello che si fa la pipì a letto e che di nome fa "Kevin" ed una adolescente scassapalle che la contesta continuamente.
Tutto ciò sarebbe già sufficiente a descrivere una situazione un tantino pesante ma non c'è mai limite al peggio: Emma lavora come precaria in un call center, non le viene rinnovato il contratto e riesce anche a dispiacersene.

Per non farci mancare nulla c'è anche un deputato che sta per essere condannato in via definitiva da una sentenza in Cassazione e trombato dal suo partito, per paura di finire al gabbio implora aiuto durante una patetica conversazione telefonica con un invisibile "Presidente" del suo partito che non si vede mai ma ha assistenti molto gnocche e riunisce i suoi fedelissimi in un'elegante e sontuosa residenza romana.
Il deputato ha un figlio contestatore un po' frikkettone, dipinge quadri anzichè studiare legge, prende un 20 dalla moglie di Fantozzi e ha buone probabilità di fregare al padre la giovane moglie.
Per quel fetente di Ozpetek, evidentemente, non bastava fornire elementi sulla sua appartenenza al Pdl ma doveva anche renderlo quasi cornuto per mano del figlio di sinistra.


Mastrandrea di mestiere fa il poliziotto e gira armato, è matto da legare, non si rassegna alla separazione dalla moglie e al fatto che lei gli preferisca altri uomini, la perseguita, la molesta e alla fine ammazza i figli e se stesso.

A questo punto potremmo mettere la parola "fine" alla storia ma non possiamo fare a meno di chiederci: come avrà fatto Ozpetek a girare un film senza Serra Yilmaz che frigge le polpette, che rassetta la casa o che cucina per una mandria di persone sguaiate? Nessun problema, in questo film le fa fare la gelataia.
Fine
(finalmente)

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