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Goodbye Lenin
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19 dicembre 2007

Goodbye Lenin: la storia di Jana



Alcuni mesi fa decisi di aprire una rubrica nel blog intitolata "Goodbye Lenin" animata dall'idea di parlare del rapporto est-ovest, il top degli argomenti una decina d'anni fa ma che ora sembra aver trovato una collocazione più marginale.

Nel frattempo ho varcato anch'io per la prima volta la ex "Cortina di ferro", a luglio a Berlino e lo scorso mese a Cracovia, entrambi i viaggi non hanno che accresciuto la mia curiosità di approfondire ulteriormente la conoscenza dell'est con il rimpianto di non esserci mai stata prima.

"Goodbye Lenin" però è nata per far parlare chi nell'est è nato ed ha vissuto "la transizione", quindi questa volta tocca alla mia collega Ceca Jana, nata nel 1977, riprendere il filo del racconto.

Come iniziare, trovo sempre una grande difficoltà per cominciare a raccontare una storia. Anche se quella propria.

Dei tempi di comunismo non mi ricordo più di tanto, per me non è stato un grande cambiamento, almeno io non lo sentivo sulla mia pelle.

Andavo a scuola come tutti gli altri ragazzi, ho studiato tutte le materie obbligatorie, anche la lingua russa, mi sembra dalla nella 4° elementare e mi è piaciuta tantissimo perché era prima lingua straniera che imparavo, quindi le mie emozioni erano forti. Ho studiato la lingua russa per due anni ed ero anche "molto brava". Ero seduta al fianco ad un bambino che mi rompeva sempre le scatole e non aveva mai la voglia di fare gli esercizi con me in classe.

La maestra ci diceva sempre  che se non avessimo provato a parlare tra noi russo non avremmo mai imparato bene nessuna lingua, quindi parlava con noi russo, spiegava in russo e ci chiedeva cosa facevano nel nostro tempo libero, come passavamo il weekend ecc. Nascevano così piano piano le conversazioni in russo e in quei 45 minuti di materia per me non esisteva più niente altro.

Dopo due anni è stata inserita la lingua tedesca che ha sostituito il russo, non so per quale motivo non potevo più studiare questa lingua, per me adorabile.

Durante il comunistmo secondo me si stava meglio, però solo in alcuni punti di vista. Per esempio nel lavoro, c’era più possibilità di trovare lavoro, c'era più sicurezza nella  propria esistenza. La gente lavorava, non erano tanti i problemi con la disoccupazione ed anche se la gente non "guadagnava milioni" poteva permettersi un'abitazione e pagare l’affitto.

Non si trovava tanta gente ricca o povera, il livello era "medio",  c'erano anche quelli che avevano un pò di più e quelli che avevano un po’ di meno.

Il cibo non mancava certo ed anche roba buona, non solo pane e sale. :o))

La mia mamma lavorava nella l’impresa di costruzioni come economa. La Ditta ogni tanto organizzava i viaggi per la NDR (vecchia Germania est) per poter comprare qualcosa “particolare” da Paese straniero.

Una volta l'ho accompagnata e quello che ho trovato nei negozi mi ha lasciato a bocca aperta. Tante belle cose, i vestiti, alimentari, giocatoli…..e tante altre cose. Per me era un mondo nuovo.


Pokracovani priste….

Continuazione prossimamente…..



Insomma, un sistema scolastico che prevede lo studio di due lingue straniere a partire dalla IV elementare, una classe media compatta, senso di sicurezza, lavoro per tutti, reddito sufficiente a pagare affitto e generi alimentari e non hanno neanche avuto bisogno di un programma di governo di quasi 300 pagine...


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permalink | inviato da larabafenice il 19/12/2007 alle 21:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

13 luglio 2007

Tanulmany a kommunizmusrol: la storia di Eva

Uno dei ricordi più belli della mia infanzia è legato al gruppo dei Pioneers ungheresi, un' associazione di volontariato costituita nel 1946 alla quale tutti gli studenti avevano l'obbligo di iscriversi.

Era divisa in due tipi di classi, quella per bambini con età dai 7 e 10 anni, che verstivano una divisa con cravatte blu e quella delle "cravatte rosse", bambini dagli 11 ai 14 anni.

Questa per me era una cosa bellissima, facevamo gite, cantavamo, si organizzavano eventi di vario tipo.

Mi manca molto, perchè almeno in questo periodo i bambini avevano un divertimento dopo la scuola e non solo la Tv.  A proposito di televesione, a noi non arrivava alcun cartone animato dall'estero. Niente cose giapponesi o americane, solo cartoni animati ungheresi e russi che erano carinissimi e contanevano sempre qualche messaggio sui valori dell'amicizia e della fratellanza.

Io sono nata nel 1979. I miei genitori hanno lavorato insieme come impiegati in una ditta che trattava i minerali dello Stato e si chiamava Mina.  Adesso è chiusa o almeno ne rimane una parte che si chiama –Saint Gobain-Terranova che è conosciuta in tutto il mondo. Produce colori  da muro.

Avevamo una casa accanto al lavoro, una casa popolare, che ci aveva dato la ditta. Quando frequentavo la scuola materna c'era un pullman della ditta che ci portava a scuola.

Un esempio della casa popolare



In Ungheria c'è un lago dolce, si chiama Balaton, un posto turistico. Durante il comunismo il Balaton era visitato solo dai Tedeschi dell'est. Dopo la caduta del muro i Tedeschi dell'est hanno continuato a venire in Ungheria tanto che sulle case si legge solo la scritta in Tedesco: „Zimmer frei”.  .Quando ero bambina anche noi siamo andati tante volte al Balaton. C'erano alberghi che erano riservati ai lavoratori della ditta. Quasi ogni ditta aveva un albergo proprio che costava poco oppure ci si andava in vacanza come premio. Adesso questi hotel sono diventati hotel 4 stelle oppure appartamenti.

A Budapest c'è il parco delle statue nel quale sono state portate le "statue comuniste" dopo la caduta del regime, senza però distruggerle. Per esempio c'è anche Lenin.



Ein Blick hinter den "eisernen Vorhang".

Die Denkmäler, die nach dem Systemwechsel von den Straßen von Budapest entfernt wurden. Eine einmalige Sammlung aus der kommunistischen Ära. Das aufregendste Museum in Osteuropa.

Im Park sind die Denkmäler von Lenin, Marx, Engels, Dimitrov, Ostapenko, des Sowjetsoldaten, der kommunistischen Märtyrer, der Räterepublik und andere Werke zu sehen.

 

Io ero ancora bambina e quindi molti aspetti legati alla politica non li ricordo neppure, oggi mi sembra che la vita nel comunismo fosse più semplice ma anche più felice.

Feste ufficali fra i lavoratori, premi (per esempio per i lavoratori o per gli studenti), gite, etc.... Non avevamo tanti soldi ma neppure debiti e lo Stato ci aiutava ad acquistare la casa.

Nessun prodotto dall' Europa dell' „Owest „ , per avere un'auto si doveva prima ordinarla poi aspettare un paio di anni.

Adesso siamo ai livelli degli altri Paesi europei, tante ditte si sono transferite da noi perchè le paghe sono inferiori a quelle dell'ovest, il problema è che i prezzi sono aumentati.

L'Ungheria fa parte dell' Unione europea dal 2004. Tutti i confini sono aperti anche per lavorare e tante persone vanno a lavorare all' estero perche credono che lì la vita sia migliore...


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permalink | inviato da larabafenice il 13/7/2007 alle 17:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa

13 luglio 2007

Goodbye Lenin

Con un ritardo di circa 18 anni dal crollo del "Muro" lunedì partiremo finalmente per Berlino per soddisfare la curiosità di vedere ciò che è rimasto nella parte est della città ma soprattutto perchè tutte le persone che ci sono già state parlano con entusiasmo di questa metropoli.

Credo che sia stata una transizione che potremmo definire un po' banalmente "epocale" e non riesco ad immaginare come potrebbe essere vivere sulla propria pelle un cambiamento così repentino, quindi, anzichè continuare a chiedermelo ho pensato di porre la domanda a chi più mi ispira gli argomenti di cui parlo spesso nel blog: i miei colleghi.

Quando lascerò questo lavoro stapperò il magnum di champagne e  andrò a ringraziare Santo Expedito ma so che i miei colleghi mi mancheranno molto. Penso che difficilmente mi troverò in un ambiente lavorativo in cui vi siano persone di 10 nazionalità e 3 continenti, tra queste alcune colleghe che provengono dall'Europa dell'est e che quando cadde il muro erano bambine o adolescenti.

Proprio a loro in questi giorni ho chiesto di raccontarmi le loro impressioni e quale bilancio facciano quando tornano a casa per andare a trovare le famiglie d'origine.
Ho raccolto dati ed opinioni molto interessanti tanto da chiedere di mettere per iscritto la "loro" storia ed il rapporto con questo cambiamento.  Incomincio con Eva, la mia collega Ungherese che in pochi mesi ha fatto passi da gigante con l'Italiano tanto che sono intervenuta pochissimo sul suo racconto, breve ma che ci dà molte indicazioni.

Sembra che siamo di fronte all'ennesima riconferma che prima del crollo del muro le condizioni non fossero certo semplici, lo Stato era onnipresente, era difficile trovare tutti i beni che si sarebbero desiderati ma il tenore di vita era simile e soprattutto stabile per tutti.

E' normale che nei primi 10 anni di vita una persona non possa avere la percezione delle restrizioni imposte da un regime, com'è stato quello quello filosovietico, di questo sarebbe interessante parlare anche con i genitori di Eva, ma proprio perchè questi sono i ricordi di una bambina hanno il vantaggio di non essere stati filtrati da altri tipi di condizionamento.

Grazie ancora Eva, un giorno magari sarò io a scrivere per te "Goodbye west..."


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permalink | inviato da larabafenice il 13/7/2007 alle 16:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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