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Call center: the movie!!!!!


Ci sono rappresentazioni cinematografiche del lavoro che hanno la pretesa di ripercorrere e raccontare in modo veritiero pezzi della nostra storia e che si rivelano però superficiali e impregnate di luoghi comuni, vi sono invece quei film iperpubblicizzati e accompagnati da molti preconcetti che poi però ti stupiscono per l'ironia e l'intelligenza di chi li ha realizzati, "Tutta la vita davanti" appartiene a questa seconda categoria.

Virzì narra le vicende di una operatrice di call center outbound  partendo da fatti reali che sono parte non solo a quella realtà lavorativa ma un po' a tutti.

Devo ammetere di aver atteso questo film con una certa curiosità e contemporaneamente  con un atteggiamento piuttosto snob di quelli che pensano "ecco l'ennesima cazzata sul precariato e i call center" invece mi sono dovuta ricredere perchè mi è parso di capire che ci sia stato un apprezzabile lavoro di ricerca.

Marta, la protagonista, si laurea cum laude in filosofia circondata da una commissione di novantenni rigidamente ancorati alle loro sedie, le opportunità professionali più remunerative verranno date ai suoi compagni di università mai laureati ma molto paraculati e non a lei che invece entrerà in un call center.

Questo quadro sarebbe sufficiente per suscitare pena per lei, Marta invece è un'eroina moderna perchè si assume delle responsabilità, non si piange addosso, non impreca contro la sorte e il precariato e soprattutto affronta con serietà e impegno un lavoro socialmente considerato da cerebrolesi ma che non lo è affatto perchè è molto più facile prendere un 30 e lode in Metodologia della classificazione dei vespasiani che vendere qualcosa al telefono a sconosciuti e richede soprattutto molta più umiltà, dote sempre più rara e poco apprezzata.

Descrivere una storia esasperando i suoi lati estremi fino a farla diventare grottesca è un po' quello che ha fatto Paolo Villaggio con Fantozzi che, pur non avendo mai avuto la pretesa di sconfiggere il servilismo e l'arrivismo nel mondo del lavoro, è entrato un po' in tutti noi rendendoci più consapevoli, auguro onestamente lo stesso successo anche a Virzì.

Pochi ci avrebbero scommesso ma anche Sabrina Ferilli interpreta in modo eccezionale il ruolo di capo-telefonista o, per gli addetti ai lavori, call center manager, questo ci dice ancora una volta che film e libri non si devono giudicare "dalla copertina" o da chi li distribuisce.

La raffigurazione di un sindacato chiacchierone che pensa di entrare nei call center a colpi di dichiarazioni  televisive, spettacoli cabarettistici sul precariato e distribuzione di volantini è purtroppo terribilmente reale e neppure troppo estremizzata dalla sceneggiatura.

Marta sopravviverà a tutto ciò grazie alla sua sensibilità e alla capacità di intessere rapporti non soltanto con i suoi pari.
Questa storia ci dovrebbe far riflettere sul fatto che forse se ci sono lavoratori nei call center che ad aprile voteranno per il Pdl, anzichè per formazioni politiche tradizionalmente di sinistra, è perchè da un po' troppo tempo anche "da sinistra" c'è chi guarda con compassione quelli che svolgono mansioni anche solo apparentemente dequalificate, dimenticandosi che la sinistra è proprio nata anche per dare dignità a qualunque tipo di lavoro, non di certo per formare un' élite di "intellettuali precariologi".

Pubblicato il 29/3/2008 alle 11.45 nella rubrica Libri&Film.

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